Aldo Moro, Il Caso Galatina

Aldo Moro – il caso Galatina – seconda parte

๐Ÿ’ฌ Di seguito riporto le opinioni e le testimonianze di persone che ho intervistato durante le mie ricerche riguardo alla vicenda della Tota, una figura rimasta impressa nel ricordo popolare e che ancora suscita interesse.

Per alcuni una semplice donna del popolo, per altri una donna di facili costumi, per tutti la Tota era la vera madre di Aldo Moro.

Leggi la prima parte, o continua qui:

Donato Moro, che giร  nel 1985 in modo fin troppo diretto provรฒ a smentire le voci sullโ€™adozione di Aldo Moro e sulla Tota, non ci riuscรฌ. Da attento studioso, poi, sostenne sempre che qualora fosse emerso un conflitto tra un documento storico comprovato e una tradizione โ€œnon possono permanere incertezze di sorta: deve essere messa da parte la tradizione, anche se solenne per il suo protrarsi nel tempoโ€.

Da archeologo e da ricercatore concordo. Ma qui entra in campo qualcosโ€™altro, che va ben oltre la tradizione, ed รจ il vero motivo per il quale ho iniziato a scrivere questo articolo. Si tratta di un fenomeno che Sigmund Freud chiama โ€œsottosuolo psichicoโ€, la memoria inalterabile, e mi riferisco alla memoria collettiva. Intendo quella memoria che, oltre al ricordo personale, individuale ed emotivo di Gino, Laura, Daniela o Giuseppe, rivela il โ€œnoiโ€, il gruppo. Questa memoria collettiva ricompone un passato, senza confondersi in nessun modo con la storia. รˆ un tempo altro, ciรฒ che il sociologo franco-russo Georges Gurvitch definisce โ€œla molteplicitร  dei tempi socialiโ€.

In foto: Una lezione di Clinica presso la Salpรชtriรจre, 1887,
quadro di Pierre Aristide Andrรฉ Brouillet.

A Galatina le testimonianze sullโ€™adozione di Aldo Moro abbondano. Le persone intervistate percepiscono un legame personale, affettivo e perlopiรน intimo con questa vicenda che testimonia, inoltre, lโ€™esistenza e i ricordi dei propri avi. รˆ un vissuto esclusivo della comunitร  che rafforza il senso del โ€œnoiโ€. Un sentimento socialmente rassicurante, di appartenenza, sano e necessario, che sulla base di vicende realmente accadute crea non solo la storia della cittร  ma ne ricuce lโ€™identitร  e la porta a riscoprire lโ€™importanza delle proprie radici. Piรน gli eventi sono imprevedibili, inattesi (che siano buoni o cattivi), piรน il loro impatto si ripercuote sulla memoria collettiva del gruppo. Tempo e luogo, poi, sono i supporti e i riferimenti di questa funzione mnemonica. Nel nostro caso Aldo Moro รจ, tra le tante cose, prima un giovane esponente di spicco di Democrazia Cristiana e poi, per ben cinque volte, apprezzato Presidente del Consiglio.

Il signor Massimo di Galatina testimonia un suo ricordo da bambino: โ€œAlla tv Aldo Moro era intervenuto nella rubrica Tribuna Elettorale, e la nonna disse che lo ricordava. Conosceva Aldo Moro da quando erano piccoli perchรฉ, affermava, erano stati nello stesso orfanotrofio a Galatina, forse in un convento. Poi la nonna fu adottata da una famiglia locale di Galatina e il piccolo Aldo, come lei lo chiamava sebbene fossero entrambi nati nel 1916, da una famiglia di Maglie e non si videro piรน. Lo amava come un fratello e ogni volta che si parlava del Presidente o lo si vedeva in TV si domandava sempre se il piccolo Aldo si ricordasse di lei. La nonna รจ morta venticinque anni fa, a 83 anniโ€.

Scatto di ยฉ๏ธRaffaele Montepaone – Istantanee di Calabria

La Tota รจ esistita, su questo nessun dubbio si pone. Ma facendo un semplice calcolo si comprende perchรฉ il suo ricordo รจ stato finora cosรฌ vago. Nel momento in cui scrivo รจ lโ€™anno 2020, Aldo Moro, benchรฉ tutti sappiamo chi sia, รจ nato nel 1916. Ipotizziamo che La Tota abbia avuto il piccolo Aldo a sedici anni. Chi puรฒ davvero ricordare alla perfezione la storia di una donna comune nata 120 anni fa? Le testimonianze di cui mi sono avvalso, infatti, provengono da uomini e donne adulti che riportano a loro volta i ricordi di genitori o nonni. Tutti, tranne Carlo.

Chi รจ la Tota?

A far chiarezza sul caso dellโ€™adozione di Aldo Moro รจ il nipote della Tota, che per riservatezza chiameremo Carlo. Carlo tuona il mio nome cercando attenzione.

โ€œGaetano! I Moro erano di Galatina. La Tota di cui si parla รจ la zia di Donato Moro, sorella di suo papร , Pietruzzo Moro. Il nome di battesimo della Tota era Salvatora Moro. Abitava in via Robertini, dove cโ€™รจ il crocifisso. Lรฌ sotto abitava la Tota. Tutti sapevano di lei in cittร  perchรฉ la storia che lei fosse la vera madre di Aldo Moro era risaputa da tutta Galatina. In piรน, sono sicuro che si tratti di lei perchรฉ aveva lo stesso ciuffo bianco del Presidente del Consiglio. Anche Donato Moro aveva quel ciuffo bianco, nello stesso punto. Ma ti do la certezza che la Tota era Salvatora Moro perchรฉ eravamo parenti! Pietruzzo Moro, papร  di Donato, era sposato con Pietrina Masciullo, sorella di mio nonno materno, Nicola Masciullo. Questa spesso veniva a trovare i miei nonni nel giardino dove lavorano la terra a mezzadria e ci raccontava tante storie. Sapevo che Donato Moro e Aldo Moro erano cugini e la storia di questa famiglia di Maglie che lo aveva adottato. Quando Donato era a Roma andava sempre a trovare Aldo.โ€.

Carlo ha confermato cosรฌ i dati che ero riuscito a raccogliere fino a quel punto e mi ha aiutato a fare, finalmente, un poโ€™ di chiarezza su questa storia. Il papร  di Donato Moro era impiegato come cocchiere nella famiglia Galluccio, cosรฌ come riporta anche il professor Giovanni Leuzzi. Carlo rivela che La Tota, che viveva vicino al Crocifisso, lavorava come donna delle pulizie nella stessa famiglia. Ai tempi, Carlo era un ragazzetto, ma lo stupore di un genitore agli occhi di un bambino non si dimentica. Quando la madre di Donato Moro, sua zia Pietrina Masciullo, andava a trovare i nonni di Carlo nel giardino di Don Ciccio Galluccio dove lavoravano, gli raccontava di questa famiglia benestante di Maglie e lasciava sempre i suoi nonni con occhi sognanti. In quel giardino, che una volta si estendeva nei dintorni di piazza Toma, spesso si parlava di Aldo Moro e del segreto della sua adozione.

A inizio della conversazione intrattenuta con Carlo non feci caso al nome della via dove abitava la Tota perchรฉ Carlo, come tutti i precedenti interlocutori, citava ancora il nome del Crocifisso. Ne avevo tanto sentito parlare da non prestare attenzione. Ma Carlo รจ ritornato con insistenza su questo particolare, finchรฉ tutto non mi รจ stato chiaro. Carlo non si riferiva piรน alla chiesetta del Crocifisso sulla Vicinale Duca verso Lequile, ma a una via, un vicolo a dire il vero, che si trova allโ€™interno del centro storico di Galatina, a pochi minuti di cammino da Palazzo Galluccio. Incuriosito, ho chiesto allora indicazioni dettagliate. โ€œIn via Robertini, la strada di fronte al Comune, salendo per andare alla piazzetta di San Rocco, si trova vico Crocifisso.โ€ Non solo Carlo, ma altre fonti poi mi hanno confermato che la Tota abitava in quel vicolo.

VICO CROCIFISSO

Ho chiesto chiarimenti allora a Raimondo Rodia, appassionato cultore di tradizioni e storie del territorio leccese, con la speranza di ottenere piรน dettagli. Proprio lui, per primo, mi aveva indirizzato a Donato Moro. Raimondo รจ ritornato con chiare delucidazioni: โ€œIl vico prende il nome dallโ€™edicola votiva che si trova sotto lโ€™arco. Raffigura il famoso miracolo del Crocifisso di Galatone. I galatinesi piรน anziani lo conoscono come Lu Crocifissieddhruโ€.

Non avevo mai sentito parlare del miracolo di Galatone, incuriosito sono andato a leggere la storia e ho fatto delle ricerche. Ricerche che, incredibilmente, sono tornate utili a comprendere la storia di Aldo Moro e della Tota.

Verso la fine del 1300 un anonimo frate dipinse sulle pareti di una stalla lโ€™immagine di Cristo dellโ€™Estrema umiliazione. Questa immagine fu da subito oggetto di culto speciale, perchรฉ molti miracoli accadevano alle persone che lรฌ si recavano a pregare. Fu cosรฌ per secoli, finchรฉ nella notte del 2 luglio 1621, davanti alla gran folla radunata davanti alla sacra icona per la consueta preghiera, in unโ€™atmosfera di incredulitร  e illuminata dalle fiammelle delle torce lโ€™immagine del Cristo si animรฒ! La Sua mano sinistra scostรฒ il telo che i fedeli avevano risposto sul dipinto per proteggerlo dalle intemperie. Il Cristo guardรฒ i devoti raccolti con occhi di fuoco, si dice, uno per uno. Poi richiuse la tendina. I fedeli credettero inizialmente a unโ€™allucinazione collettiva. Trovarono il coraggio e scoprirono lโ€™affresco. Qui, il secondo evento. Lโ€™icona che per secoli aveva raffigurato il Cristo della Passione con le mani sanguinanti poste in avanti a mostrare le ferite dei chiodi, ora le aveva dietro la schiena. Molti miracoli seguirono. Cosรฌ tanti che in fretta si decise di costruire il primo santuario dedicato a lui. Il muro con lโ€™edicola votiva venne posto al centro, e intorno a questo venne eretto il nuovo Santuario del Santissimo Crocifisso della Pietร . Decine di anni dopo la sua costruzione, perรฒ, il santuario crollรฒ rovinando disgraziatamente proprio sullโ€™immagine sacra, che finรฌ in pezzi. Ma il popolo non si diede per vinto e, non solo in poco tempo si raccolsero i fondi necessari alla costruzione di un nuovo santuario, ma con devota dedizione lโ€™immagine sacra fu ricomposta in un puzzle e posizionata nel nuovo altare maggiore, sorretta questa volta dagli angeli del Paradiso.

Santissimo Crocifisso della Pietร  di Galatone
Santissimo Crocifisso della Pietร  di Galatone, foto di Alessandro Romano

Come in un puzzle, abbiamo ora bisogno di ricostruire i pezzi della vicenda di Aldo Moro. La Tota, era serva in casa della famiglia Galluccio. Chi lavorava la terra a mezzadria, come si era supposto allโ€™inizio, non erano dunque La Tota e Lu Giovanni, ma i genitori di sua cognata. In chiare lettere, chi lavorava la mezzadria erano i nonni materni di Donato Moro, i coniugi Masciullo, anche loro alle dipendenze dei Galluccio.

Come mai allora vi รฉ confusione sullโ€™abitazione della Tota? 

Anche se la diceria della Tota e dellโ€™adozione di Aldo Moro รจ iniziata giร  nel Regno dโ€™Italia e ha attraversato la storia patria come il gioco del telefono senza fili, posso garantire che anche in questo caso la confusione su dove abitasse la Tota ha un senso. I galatinesi conoscevano e conoscono bene la loro storia e il loro territorio. Tanto che questi ricordi ritornano alla memoria in un modo quasi atavico.

I DUE CROCIFISSI E I DUE ROBERTINI

A spiegarci meglio da dove possa esser nata la confusione tra queste due rappresentazioni del Cristo e, dunque, su quale fosse la vera abitazione della Tota รจ Alessandro Massaro, appassionato studioso e autore di articoli di storia locale. Classe 1972, Alessandro mi ha riferito subito che lui non conosce la storia della Tota, ma mi ha spiegato che lโ€™affresco della chiesetta rupestre del Crocifisso in contrada del Duca, di cui abbiamo parlato allโ€™inizio di questo articolo, nel Settecento era parte del beneficio del Santissimo Crocifisso, attribuito ai deโ€™ Rubertini di S. Pietro in Galatina.

Un beneficio ecclesiastico era un istituto giuridico risalente ai tempi del feudalesimo, riferito alle proprietร  fondiarie e immobiliari (generalmente fondi rustici) che si concedevano ai chierici in usufrutto per compenso dei loro uffici e, alla morte del fruttuario, ritornavano alla Chiesa cattolica. Questo privilegio, o patronato, che spetta ai fondatori di chiese, cappelle o benefici, o ai loro aventi causa, era molto spesso laico; in questo caso il beneficio competeva oltre che al patrono anche ai suoi eredi. Nei secoli scorsi molte famiglie agiate, per sottrarsi allโ€™imposizione fiscale dei beni immobili, in quanto i benefici ecclesiastici erano esenti da tassazione, ambirono a trasmettere ai posteri il nome del proprio casato, dotando altari di chiese e cappelle (patronato).

โ€œLa famiglia Robertiniโ€ mi scrive Alessandro โ€œรจ riportata nel Catasto onciario di San Pietro in Galatina (1754) come intestataria del beneficio del Santissimo Crocifisso. Si tratta di una famiglia nobile di Lecce. Nel manoscritto รจ censita anche la vedova Donata Antonia Robertini abitante in Lecce, e alla stessa famiglia sono intestati altri benefici, tra cui il beneficio di Santo Giorgio e il beneficio di Santo Nicola, sempre a Galatina. Importante per la tua ricerca, credo, sia il censimento di unโ€™altra Robertini, Domenica Robertini, coniugata a Giacinto Leuzzi, barone di Tabelle di Galatone. Leuzzi si รจ trasferita a Galatina costruendo il palazzo di via Del Balzo 13, proprio alle spalle di palazzo Robertini, oggi Vergine. Guarda caso i due palazzi, di via Del Balzo e di via Robertini, si collegano con un vicoletto. Proprio vico Crocifisso, cioรจ dove, mi suggerisci, ti รจ stato detto abitasse La Totaโ€.

Effettivamente, ho letto in altri libri, il barone Giacinto Leuzzi intraprese una serie di acquisti immobiliari per ampliare il palazzo e in conseguenza a ciรฒ il palazzo Robertini ebbe uno dei prospetti piรน lunghi di Galatina, dal numero civico 9 al 21. Tanto, che diede il nome alla strada, via Robertini. Dunque le due raffigurazioni di Cristo, quella di vico Crocifisso e quella della chiesetta del Crocifisso, non solo condividevano la stessa iconografia e simil nome ma erano inoltre legate al cognome della nobile famiglia Robertini. Tutto tornava!

ALTRI INTRECCI

Cโ€™era perรฒ un altro piccolo nodo da sciogliere. Alcuni, pochi a dire il vero, ritengono che la Tota fosse una prostituta e che diede via il figlio per garantirgli un futuro migliore. Non mi dilungherรฒ su questo aspetto, ma effettivamente vicino vico Crocifisso e accanto alla Basilica di Santa Caterina dโ€™Alessandria si trovava un tempo via Casini, o strada Casina, che si dice prendesse questo nome dalla presenza massiccia di case chiuse. Questa strada รจ oggi via Antonio Dolce.

La veritร  infine รจ forse quella di un riscatto sociale di cui la cittร  intera di Galatina รจ da sempre orgogliosa testimone. Una storia che affonda le sue radici sin nella fine del Settecento. Una storia di chi parte e di chi resta: quella delle due famiglie Moro. Salvatore che lascia lโ€™amata cittร  per seguire il cuore e diviene un uomo apprezzato. Pietro Donato che perde tutto il suo patrimonio e manda in malora parte della sua prole, umiliandola. รˆ la storia anche di un nipote, anzi due, Aldo e Donato, che si intrecciano e che con impegno, indipendentemente dalle loro classi sociali, danno lustro al cognome dei Moro e riempiono di orgoglio le cittร  in cui hanno vissuto o in cui hanno studiato. Subentra qui La Tota, che con la sua esistenza rappresenta la pietra angolare di questa storia. Una memoria fiera, un anello di congiunzione e riscatto che ricompone un passato e come un incantesimo scaccia lโ€™idea e il ricordo della disgregazione sociale, dellโ€™esodo rurale e dellโ€™emigrazione. Strappa al presente la sua materialitร  effimera e assurda e si situa a livello della trama e del vissuto quotidiano di ciรฒ che fu. Una memoria collettiva, questa, che non puรฒ essere nรฉ rubata nรฉ presa in prestito.

Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916 โ€“ Roma, 9 maggio 1978)
รˆ stato un politico, giurista e accademico italiano.

Un ultimo dubbio rimane irrisolto. Fu forse il comune ciuffo bianco che la Tota condivideva con Donato e Aldo Moro che permise alle voci di paese di ricamarci sopra? O meglio ancora, la Tota aveva davvero il ciuffo bianco come tanti dicono? La maggior parte dei galatinesi afferma di sรฌ e io attendo una foto promessa come ultima prova.

Prima di concludere questa avvincente storia, vorrei riportare qui unโ€™ultima testimonianza proveniente da Maglie che, anche se non ne ha alcun bisogno, in modo bizzarro quanto ingenuo rivendica con un aneddoto la maternitร  del piccolo Aldo Moro. Era una storia che รจ stata in voga negli anni Settanta ed รจ stata poi messa a tacere dai benpensanti. Una storia che la signora Sasa tiene comunque a confidarmi.

โ€œSono di Maglie. Un vicino di casa di mia madre, che oggi non cโ€™รจ piรน, raccontava in cittร  che suo padre lavora presso la famiglia Moro, qui a Maglie. Un giorno, quando era ragazzo, lui fu incaricato di andare di gran fretta a prendere la ricotta per la signora Fida, allโ€™epoca in attesa del piccolo Aldo. Dopo tanto cercare, il vicino tornรฒ a casa Moro senza ricotta e fu allora che Fida si portรฒ la mano alla fronte dicendo: Avevo proprio una bella โ€˜vogliaโ€™ di ricottaโ€.

Questo รจ quanto sono riuscito a scoprire finora sulla storia dellโ€™adozione di Aldo Moro. Sono felice di aver dato luce a questo stralcio di storia italiana che, iniziato come un caso di studio sulla memoria collettiva, mi ha tanto emozionato e mi ha permesso di ricordare, con un sorriso, un grande, grandissimo uomo: Aldo Moro.

Continua qui: Il Caso Galatina 3 โ€“ La foto della Tota

ยฉ๏ธ Tutti i diritti riservati

Articolo pubblicato in due parti sulla rivista Il Filo di Aracne, anno XV – n.3, 2020, p.16
e Il Filo di Aracne, anno XVI – n.1, 2021, p.14

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Bibliografia, parte II:

Ringraziamenti:

Raimondo Rodia, Alessandro Massaro, Rita Marra, Salvatore Chiffi e i membri dei gruppi Facebook: GalatinArte storia folklore e natura, Taranto dei ricordi, Sei di Maglie Se…

Per il corretto uso del dialetto galatinese, Gianni Vergine.
La Biblioteca comunale Pietro Siciliani di Galatina, dove รจ consultabile parte della biblioteca personale di Donato Moro, il Fondo Moro.

Foto della donna presente in copertina: Lewis W. HINE, “Young Russian Jewess Arriving at Ellis Island”, 1905. 

10 risposte »

  1. Articolo molto interessante, che fa riflettere sulla memoria collettiva, sulla storia, sull’identitร  di popolo, al di lร  della storia vera o meno dell’adozione di Moro… grazie per lo studio e la condivisione…

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    • Francesco Valerio sono nato ha Galatina e sono del 46. E una storia che circolava giร  quando ero bambino dalle persone dai nonni. Giovanni della tota. Io Aldo moro e un mio conterraneo dalla provincia. Ega averne un statista mia sempre riempito d’orgoglio e sentirmi allivello nazionale essere rappresentato da Salentino. Tutto l’altro interessa poco.

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  2. Una storia bellissima e intrigante, che non sminuisce di un millimetro la grandezza di quest’uomo!! Anzi ne rafforza i tratti piรน umani del suo carattere. A lui la mia stima…

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  3. Questo dimostra che l’abito non fa il monaco,a prescindere di chi sia figlio! Tante volte da una cattiva spina nasce una rosa! รˆ come diceva Totรฒ…signori si nascere!! Comunque ,grande uomo!!! Ce ne fossero al giorno d’oggi uomini cosi !…non eravamo al punto che ci troviamo!!

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  4. Non penso si faccia un torto a Moro ,divulgare la sua storia! Per quanto mi riguarda, mi puรฒ fare solo piacere conoscere piรน affondo ,una persona di tale calibro!… Grazie a chi, a fatto in modo di far conoscere meglio una persona cosi stimata!!

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  5. Molto interessante..a parte ..la storia…la ricerca..delle origini di questo grande statista…l’intreccio del vissuto di questi paesi del leccese…affascinanti gli aneddoti legati a queste icone sacre….per un popolo..contadino…e di origini..nobiliari..

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  6. Moro poteva essere il figlio di chi Ch’essa , ma, oltre essere stato una un un’uomo profondamente onesto e buono, resterร  per sempre uno dei piรน grandi statisti d’Italia del secolo scorso

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