Aldo Moro, Il Caso Galatina

Aldo Moro – il caso Galatina

💬 Di seguito riporto le opinioni e le testimonianze di persone che ho intervistato durante le mie ricerche riguardo alla vicenda della Tota, una figura rimasta impressa nel ricordo popolare e che ancora suscita interesse.

Sapevo che Aldo Moro era nato nella città di Maglie, in provincia di Lecce. O almeno così credevo. In tanti, molti, troppi affermano che nacque nella vicina Galatina e poi fu dato in adozione a una famiglia bene di Maglie. Così, come riporta la signora Loredana:

“Mia nonna mi ha raccontato questa storia e mi disse che Aldo Moro assomigliava tanto alla vera madre. Nonna è morta nel 1981, ma ogni volta che vedeva in TV Aldo Moro diceva che era tale e quale a lei, e avevano lo stesso ciuffo bianco. Credo sia plausibile perché quella (Piebaldismo ndr.) è una caratteristica ereditaria e congenita. Della madre, mia nonna diceva che era una donna molto semplice, un po’ ingenua. Ne parlava comunque con affetto”.


L’Adozione

A Galatina, la bella città della Basilica di Santa Caterina da Alessandria, del pasticciotto, dello scultore visionario Gaetano Martinez e di tanto altro stupore e storia, si afferma con fiera certezza che Aldo Moro ebbe lì i suoi natali.

È un racconto tramandato dagli anziani del paese, che affermano con insistenza di particolari che l’accademico, giurista e politico italiano tra i fondatori di Democrazia Cristiana e suo rappresentante alla Costituente fosse figlio di uno dei signori di Galatina e di una sua serva. In seguito alla morte della genitrice, per non rivelare chi fosse il padre, il piccolo Aldo fu fatto allontanare in segreto da Galatina e fu adottato da una buona famiglia in una città non troppo distante, Maglie.

Per alcuni il racconto non sarebbe strano in quanto un tempo questi escamotage erano comuni.

“Ho sentito anche io questa versione – riferisce il signor Luigi di Galatina – Aldo Moro era fiju de la Tota, una serva che dovette subire le voglie del suo datore di lavoro, un galatinese di rango. A questo punto, se la storia è vera, un uomo assai poco nobile.”

Secondo queste testimonianze, non furono dunque Fida Stinchi di Cosenza e Renato Moro di Ugento a dare i natali ad Aldo, ma una donna conosciuta da tutti in città come la Tota. Il grande presidente italiano era Fiju de la Tota. In tanti a Galatina concordano sul nome di questa donna, la Tota, diminutivo a volte di Carmela e a volte di Salvatora.


La Tota

Per alcuni una semplice donna del popolo, per altri una donna di facili costumi, per tutti a Galatina la Tota era la vera madre di Aldo Moro.

“Per quello che mi hanno raccontato” riporta Maria Luce Papadia, scrittrice di Galatina, “vivevano in una umile casa di campagna e Aldo Moro era, appunto, U fiju de u Giuvanni de a Tota. Anche se figlio illegittimo in quanto la moglie l’aveva concepito con un nobile dove lavorava come domestica. A quei tempi era quasi la norma avere rapporti con gli uomini nobili che stavano a capo della famiglia. Bisognava sottostare alle loro voglie e stare in silenzio, pena la perdita del lavoro. Può apparire assurdo oggi, eppure un tempo chi cedeva ai desideri dei signori non era considerata alla stregua di una poco di buono ma come una donna che, per portare il pane a casa, doveva accettare la situazione. Con rassegnazione”.

È la signora Santina che aggiunge un interessante particolare: “Anche io conosco questa storia, me la raccontava sempre la mia mamma e mi diceva che la Tota abitava dietro allo Crocifissieddhru. Non so dove sia”.

La chiesetta del CrocIfisso

A queste ricerche si aggiungono dunque altri dettagli che rendono l’episodio dell’adozione di Aldo Moro ancora più intrigante. Più fonti, come il signor Piero, menzionano spesso e con esattezza la chiesetta del Crocifisso, Lu Crocifissieddhru, un meraviglioso rudere con affreschi del XVIII secolo, sulla Vicinale Duca verso Lequile. La Tota abitava presso la chiesetta vicino alla ex casa Mattana, sulla via pe lu Duca.

Foto di Raimondo Rodia (2015), particolare del Crocifisso a cui è dedicata la chiesa

Perché molti riportano a quella chiesetta?

La signora Giovanna di Galatina mi ha confermato che i genitori di Moro coltivavano il terreno adiacente alla chiesetta e ha continuato con una affermazione che mi ha spinto ad approfondire il discorso con lei: la sagrestia era l’abitazione dei genitori di Aldo Moro.

Giovanna mi ha confidato vecchi ricordi e storie che i genitori le hanno lasciato e mi ha raccontato di lei:

“Ho perso mio padre qualche anno fa. Mia madre ora non è più in grado di ricordare, queste sono reminiscenze di ciò che mi raccontavano al riguardo di Tota e Giovanni. Noi facevamo il tabacco in un terreno di fronte la chiesetta, io ci entravo da bambina. Son ritornata nella chiesetta qualche anno fa, c’era solo un vecchio comò. Ora non so in che condizioni si trovi. Erano persone umili, buone e molte ingenue. Tota però dominava sul marito. Un particolare curioso della Tota era il ritornello rivolto a lei:

 
Tota, lu Giuvanni percè lu tieni? Pe ttimpagnu de la farsura?

Tota, Giovanni perché lo tieni? Per coperchio da pentola?

Era un’espressione che si usava un tempo per indicare che si trattava di una donna tosta e che il marito non aveva voce in capitolo. Ti spiego: se ho l’olio bollente dentro, che mi smuove, il marito lo uso come coperchio che trattiene questo olio bollente affinché non vada fuori dalla pentola.

Forse i più anziani possono raccontarti ancora più dettagli. Di fronte alla chiesetta c’è una campagna con un’abitazione; se son i proprietari di sempre, lì dovresti avere qualche informazione in più”.

Dicerie o realtà?

È una storia di “voci di paese” dalla tenerezza disarmante che testimonia, a mio avviso, quanto Aldo Moro sia ancora amato dagli italiani. Un figlio del popolo a cui tanti, tutti si sono stretti nel dolore in quegli orribili 55 giorni della sua prigionia del 1978 conclusasi a Roma, in Via Fani. Aldo Moro era uno di noi.

In queste storie da memoria collettiva, risulta però chiaro che un fondo di verità deve esserci e posso affermare con documenti alla mano che Aldo Moro è figlio di Galatina. O meglio, i suoi nonni paterni lo erano.

I moro di Galatina

Raimondo Rodia, scrittore e cultore di tradizioni e storie del territorio leccese, mi ha confermato che la famiglia Moro residente a Galatina era quella del fratello del nonno di Aldo Moro, Salvatore, poi trasferitosi a Gemini frazione di Ugento.

Raimondo mi ha dato poi un’altra pista da seguire per scoprire da dove derivi la storia dell’adozione di Aldo Moro e mi ha detto che: “cugino alla lontana di Aldo era Donato Moro (1924-1997), storico, filologo, poeta e ispettore scolastico che ha avuto un ottimo legame con il cugino. Tanto, che Aldo Moro gli fu testimone di nozze. Forse puoi iniziare le tue ricerche da questo nome.”

Matrimonio di Donato Moro e Maria Moro Marinari

È POSSIBILE CHE UN’INTERA CITTÀ ABBIA MESCOLATO E CONFUSO VITE E RICORDI DI DUE DISTINTE FAMIGLIE, MA DALLO STESSO COGNOME?

Nell’Umanesimo integrale di Donato Moro, lo studioso Giovanni Leuzzi scrive: “Donato era cresciuto in una famiglia povera, rovinata da un nonno che ne aveva disperso il patrimonio, con un padre che prestava servizio come cocchiere presso la ricca famiglia dei Galluccio ed una madre analfabeta, che comunque a costo di enormi sacrifici riuscirono a mandarlo a scuola e, grazie al brillante profitto che procurava al figlio la borsa di studio, riuscirono a fargli compiere perfino gli studi universitari presso la Normale di Pisa, ambiente che per lui sarà formidabile contesto di formazione anche umana e civile”.

Da dove nasce la confusione

Nel suo articolo sul Galatino del marzo 1985, Ricordo di Aldo Moro, Donato intendeva “chiarire certe tradizioni orali, sulle quali gioca scherzi la memoria” creando un piccolo albero genealogico della sua famiglia. Compiendo delle ricerche presso l’Archivio Parrocchiale di Galatina, dove si conservano tuttora registri di battesimi, matrimoni e defunti dai primi del Seicento, trovò che il 20 febbraio 1846 da Cosimo Moro e Giuseppa De Paolis nacque Salvatore Moro, terzo di sette figli. Si trattava del nonno di Aldo; il nonno di Donato, Pietro Donato, era nato tre anni prima.

Nei racconti di famiglia si tramanda che Salvatore, studente di medicina, per ragioni di cuore s’era allontanato da casa sposandosi e trasferendosi a Ugento. Per le medesime ragioni Salvatore aveva cambiato programma di studi, prendendo la licenza di maestro elementare, e aveva insegnato anche a Specchia (dove risulta sepolto ndr). Salvatore aveva avuto cinque figli e Renato, classe 1876, era divenuto ispettore scolastico. In passato era venuto qualche volta a Galatina, avendo qui degli amici.

Renato sposò Fida Stinchi. Nel periodo in cui Renato Moro fu ispettore scolastico della circoscrizione di Maglie nacquero i primi tre di cinque figlioli, e il secondo dei nati, a Maglie, fu Aldo.

Genitori di Aldo Moro: Fida Stinchi e Renato Moro

Renato Moro fece carriera e si trasferì a Roma dove divenne ispettore centrale dell’educazione Nazionale (oggi Ministero della Pubblica Istruzione). Aldo, ritenuto dalla famiglia Moro di Galatina un valorosissimo e valentissimo ragazzo, a ventisei anni era già docente universitario a Bari.

Donato e Aldo si conobbero a Bari nel 1942, al convegno del circolo della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), della quale federazione Aldo Moro era presidente nazionale. Donato, all’epoca, era studente di terzo liceo.

Scoperto l’arcano, manca un unico mistero da svelare: chi è la Tota?

Da queste ricerche, la storia dell’adozione di Aldo Moro risulta più intricata e interessante di come possa apparire a una prima analisi, ma soprattutto con tanti colpi di scena.

Continua qui: Aldo Moro – il caso Galatina, seconda parte

©️ Tutti i diritti riservati

Articolo pubblicato sulla rivista Il Filo di Aracne, anno XV – n.2, luglio/settembre 2020, p.16

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Bibliografia:

11 risposte »

  1. Allora aveva ragione mia nonna, figlia della Salvatora detta Tota, che sosteneva di essere sorella di Moro. Ed in oltre aveva lo stesso ciuffo bianco. Ma gli avevo mai creduto…

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  2. Anche mio nonno Prosperino fu un figlio adottivo. Per me quella di Moro è una scoperta. Scoperta e consolazione. Mio nonno non diventò qualcuno, fu uno dei tanti. Ma per l’adozione a 18 anni abbandonò la casa, emigrò in Inghilterra e vi lavorò 20anni, poi si trasferì in Libia con gli inglesi, dopodiché si presentò alle armi e si trovo’ a Caporetto. Ritorno’ in Liguria seguendo un suo compagno e conobbe mia nonna Rosa detta Rusin. Donna umilissima e religiosa. Talvolta troppe coccole rincoglioniscono e favoriscono discendenti egotici e opportunisti. Non fu il caso di mio nonno e nemmeno di Aldo Moro. Non l’ho conosciuto, era nato nel 1877 e morì a 70 anni nel ‘47 per una caduta da un olivo.

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    • Paolo Migliaro ….che bello conoscere tante storie della gente‼️ci porta a confrontarci e a chiederci cosa avremmo fatto al loro posto.Riguardo alle troppe coccole riversate sugli adottati, e’ vero, le ho viste e sono state motivo di grandi errori.Ecco perche’ dopo 4 sconfitte di maternita’ fui molto indecisa.Era il periodo pero’ delle affiliazioni e mio marito non se la sentiva.Fui d’accordo, ma mi chiedo anche se fossi stata in grado di fare un’adozione “sicura” e mi risposi che prima di farlo,avrei dovuto giurare a me stessa che in caso di un figlio drogato o delinquente, mai e poi mai avrei detto: “se era mio non succedeva”! E siccome di domani non c’e’ certezza, rinunciai all’idea pensando che poi non me lo sarei mai perdonata.Poi capisci anche che nulla succede a caso…c’era da esserCi poi, altrove‼️ graziegrazie x la compagnia,Paolo,sei un angelo❣️buonanotte🙋

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  3. C’è anche una poetessa contemporanea che fu data dalla famiglia adozione ad altri, solo che lei lo scoprì. L’ho sentita alla radio e diceva che sono i tuoi genitori quelli che ti crescono. Si chiama Vivian Lamarque la poetessa.

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  4. E una bella storia se vera o meno non lo sappiamo…ma sembra quasi un romanzo. Fatto sta che se Moro e Berlinguer fossero vissuti un po di più forse l’ Italia sarebbe andata meglio politicamente secondo me.

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