Di Ruderi e Scrittura

Il latte della strega e il taglio dei vermi

“Io non credevo al malocchio fino a quando non è successo a me. Una ventina di anni fa avevo appena partorito e nella mia stanza entrò una signora che mi chiedeva il latte. Per educazione provai a tirarmi un po’ su col cuscino perché ero ancora dolorante e risposi alla sconosciuta che non potevo dargliene in quel momento perché tra poco mi avrebbero portato la mia bambina e dovevo allattarla. Al mio rifiuto la signora esplose. Iniziò a dirmene di tutti i colori e ancora strillante andò via imprecando la Madonna. Poi tornò indietro e con sguardo di sfida mi chiese di dove fossi, io risposi che ero del Sud. Mai l’avessi fatto. Con tutto il disprezzo che le era rimasto in corpo quella donna mi disse: “allora non ti sconvolgi se bestemmio, tu sei abituata a bestemmiare!” D’impulso le risposi: “signora, io non bestemmio”.

I presenti rimasero basiti, ma di certo nessuno voleva giudicarla, eravamo in ospedale e chissà quale inferno personale stava attraversando. Io ero già provata dal parto e anche se sconvolta dall’accaduto decisi di non farmi influenzare da quell’esperienza negativa. La mia Giulia era appena nata, era in salute, e quella era la cosa più importante per me. Una volta rientrata a casa, al momento dell’allattamento mi accorsi di non avere nemmeno un goccio di latte e fu così per tutto il giorno. L’ostetrica mi disse di tranquillizzarmi, di idratarmi bene. Mi sentii disperata. Cosa sarebbe successo se Giulia si fosse svegliata con la voglia di mangiare? Tra le tante ipotesi all’accaduto, mia suocera associò la mancanza di latte al maleficio fatto dalla donna dell’ospedale. Allora, senza riflettere troppo, disse che ci avrebbe pensato lei. Sapeva di una vecchina che faceva la medicina dell’occhio con delle pietre particolari e le telefonò. La suocera mi propose di darle il reggiseno che indossavo perché l’indomani sarebbe andata a fare visita alla vecchina. Non volevo affidarmi a gente che lucrava sulla disperazione altrui le rivelai, ma mia suocera mi tranquillizzò. 

Affermò che chi pratica queste cerimonie, lo fa col cuore e non chiede niente perché sono solo preghiere, e le preghiere non si pagano. Rimasi scettica a riguardo, ma poi pensai che male di certo non poteva fare e accettai con riserbo. Voi non ci crederete, ma quando mia suocera ritornò a casa e indossai quel reggiseno, il latte che avevo perso mi ritornò e ogni volta che lo indossavo dovevo subito cambiarlo perché si riempiva da tanto latte avevo. Io, mia figlia l’ho allattata per diciotto mesi. Avevo 21 anni allora e da quell’esperienza ho iniziato a credere alla forza negativa che certa gente può provocare su di noi. Però, so che esistono persone gentili e capaci, pronte ad aiutare anche con semplici preghiere. Persone come la meravigliosa vecchina che purtroppo non rincontrai mai, ma che non smetterò mai di ringraziare.”

Ma siamo sicuri si tratti davvero di malocchio?

La testimonianza della signora che chiameremo Maria è davvero unica e toccante. Chiunque può provare empatia per le vicissitudini di questa madre. Ma siamo sicuri si tratti davvero di malocchio? 

L’esperienza di Maria, mi riporta alla mente la storia della tagliatrice di vermi, la guaritrice che cura i bambini dalla verminosi. Nell’ottobre del 2016 mi trovavo al Circolo della Vela di Bari per presentare un mio romanzo. L’intervistatrice mi consigliò di non dire che stavo scrivendo un libro sulla tagliatrice di vermi, perché tra il pubblico c’era gente colta, della Bari bene, e quelle erano storie del volgo. Fatto sta che alla domanda “quali sono i tuoi prossimi progetti”, mi scappò di dire delle ricerche che stavo conducendo nella città vecchia. La reazione dei presenti fu incredibile. Ci fu un tumulto. Molti nel pubblico credevano al rito dei vermi, alcuni condivisero la propria testimonianza di guarigione miracolosa. Altri lamentavano il fatto che era un peccato che quella tradizione si stesse perdendo, ritenevano che avere una tagliatrice di vermi nel proprio quartiere era una fortuna. Rimasi stupito dall’interesse e il fermento che il tema aveva suscitato. L’entusiasmo provato dai presenti mi diede la conferma che come altri riti che precedevano la medicina industriale, queste pratiche benefiche trasmesse da generazioni, dovevano certamente avere un fondo di verità. Funzionando, probabilmente, a insaputa dei guaritori stessi.

Conclusa la serata poi, un medico presente in sala volle parlarmi in privato e confermò la valenza della medicina popolare usata dalla guaritrice e mi disse che il rito del taglio dei vermi funzionava grazie all’uso dell’aglio. È oggi risaputo in medicina, infatti, che l’aglio rafforza il sistema immunitario ed agisce come potente battericida su tutto l’organismo ed è un potentissimo vermicida. Il medico era affascinato dal paragone della medicina popolare e industriale e mi disse che la guaritrice con cui ebbe a parlare, durante il rito, oltre i massaggi sul pancino e le preghiere, passava uno spicchio d’aglio sotto il naso del bambino e poi lo appoggiava sull’ombelico. Il bambino arrivato alla guaritrice in preda a dolori e crisi di pianto disperato, improvvisamente smetteva di piangere, il rito aveva funzionato. Trovai questa conversazione davvero illuminante e rivelai al medico che avevo trovato su un testo antico le preghiere segrete che la tagliatrice pronunciava. Però mi sfuggiva qualcosa.

Porzia, la tagliatrice che avevo intervistato, non mi aveva mai parlato dell’aglio. Credendo che questo passaggio così importante le fosse saltato di mente tornai tra i vicoli della città vecchia di Bari a farle visita. Indaffarata a preparare le orecchiette, le chiesi allora se usasse l’aglio. Mi rispose di no. Rimasi stupito e per rispetto non insistetti. Eppure, come era possibile che il rituale fatto da Porzia funzionasse senza l’uso dell’aglio? Ho registrato molte testimonianze di bambini ora adulti che raccontavano di esser stati curati da Porzia. Al suo sottano accanto alla bella cattedrale giunsero altre persone che spesso andavano a trovarla per due chiacchiere e la salutai. Capii poi, mesi dopo, che altra causa del pianto disperato del bambino, potesse essere l’aria nel pancino o le colichette (coliche gassose).

Le preghiere sussurrate servivano a distrarre il bambino dal dolore e attraverso i massaggi e le croci ripetute che facevano parte del rito lo liberava da queste. Al giorno d’oggi queste tecniche praticate dalla tagliatrice di vermi sono conosciute e insegnati alle mamme come massaggi anticolica. Saggezza popolare.

In questo video, l’ostetrica Paola Scavello ci mostra come eseguire un baby-massaggio per prevenire le coliche al pancino, molto frequenti nei neonati.

Ma allora come si spiega la storia di Maria?

A quanto pare, avere poco latte subito dopo il parto e poi averne addirittura in abbondanza è un sintomo abbastanza comune. Si tratta del colostro o un tempo chiamato latte della strega, una secrezione giallastra e viscosa della mammella che inizia dopo il parto e aiuta il neonato a digerire e assorbire i nutrienti della dieta, favorisce le difese immunitarie del bambino e consente l’ottimale sviluppo dell’intestino.

L’equilibrio dei nutrienti nel latte materno, infatti, cambia durante i primi venti giorni dalla nascita del bambino e presenta  tre stadi dell’allattamento: 

  1. nei primi 5 giorni viene prodotto il colostro 
  2. dal 5°/ 6° al 10° giorno il latte di transizione 
  3. dal 10° al 20° giorno (in poi) il latte maturo. 


Il colostro, un tempo chiamato erroneamente “latte della strega” o “latte guasto”, per secoli è stato considerato nocivo per il lattante; i medici sostenevano che si dovesse evitare e suggerivano pratiche alternative che duravano almeno per i primi sette giorni. In realtà, oggi sappiamo che il colostro è un elemento fondamentale per il primo sviluppo, in quanto vanta le caratteristiche ineguagliabili.

Nel prossimo articolo parleremo del più comune dei sintomi del malocchio, il cerchio alla testa

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1 risposta »

  1. Sai, quando ero molto piccola, nel profondo Veneto, ogni qualvolta venivo portta in visita dalla bisnonna (che, a quei tempi di mamme giovani aveva poco più di sessant’anni e ha a lungo la mia vita di ragazzina) la mia mamma mi metteva al collo una “collana” di spicchi di aglio (puzza terribile!) perché la bsnonna non doveva sapere che, di norma, non la portavo. Era la sua prescritta e obbligata “prevenzione” ai vermi. Quale prova del funzionamento della sua cura preventiva c’era, per l’appunto, il fatto che io non ne avessi mai sofferto.
    Al tempo, nessuno avrebbe osato offendere apertamente una vecchia madre respingendo le sue prescrizioni; a metà via tra il doverle rispetto e, non si sa mai, per scaramanzia, crederci un po’.
    Quando, una generazione dopo, ho respinto la cura prescritta dalla nonna di mio marito (qualcosa come far bere a mia figlia poco più che neonata una chiamiamola tisana fatta con “barbe di pannocchie” bollite, per la cura delle colichette, il gelo in famiglia è durato a lungo. Ne sono ancora dispiaciuta. Avrei potuto almeno fingere, ho poi amato molto quella nonna; ma era appena trascorso il sessantotto e, come dire, una qualche saggezza non mi apparteneva.
    Come vedi, il tuo post mi ha coinvolto!

    Piace a 1 persona

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